Dal 2011 il Villaggio SOS di Vicenza gestisce servizi specializzati nel contrasto alla violenza di genere.
Oggi quei servizi rischiano di essere penalizzati da una revisione normativa che misura la qualità con un criterio sbagliato: l’esclusività statutaria.
Ecco perché abbiamo scelto di stare in Co.R.A. e di parlarne pubblicamente.
Il Villaggio SOS di Vicenza ETS è una realtà del Terzo settore che integra servizi sociali diversi: comunità residenziali, percorsi educativi, supporto alle famiglie. E, dal 2011, servizi specializzati nel contrasto alla violenza di genere.
Le nostre quattro case rifugio accolgono donne che fuggono da situazioni di violenza, garantendo protezione, anonimato e un percorso personalizzato verso l’autonomia.
Ci sono anch’io è il primo centro italiano specializzato esclusivamente nella violenza assistita, rivolto ai bambini e alle bambine che hanno vissuto la violenza in famiglia come testimoni — attivo dall’aprile 2024.
A queste strutture si affianca un impegno costante nella prevenzione: nelle scuole, nelle reti territoriali, nelle comunità.
Oltre trent’anni di storia organizzativa, più di quindici di lavoro diretto sull’antiviolenza. Un’esperienza che non si costruisce due volte.
Ciò che rende peculiare il nostro approccio non è solo la qualità dei singoli servizi antiviolenza, ma la circolarità dei saperi all’interno dell’organizzazione.
Le competenze maturate in oltre quindici anni di accoglienza delle donne vittime di violenza — la lettura delle dinamiche di potere, il riconoscimento dei segnali precoci, l’approccio trauma-informed e trauma-orientato (SAMHSA, 2014), la metodologia della relazione— non restano confinate alle case rifugio o al Ci sono anch’io. Attraversano l’intera organizzazione.
Nelle comunità educative, nei servizi per le famiglie, nei progetti con i minori, operatori e operatrici del Villaggio SOS utilizzano quella cultura e quella formazione per prevenire, accompagnare e intercettare ogni forma di violenza, anche nei contesti in cui non è ancora esplicita o emersa.
Questa è la forza di un’organizzazione che coniuga l’antiviolenza con altri servizi di welfare: non una dispersione di energie, ma una moltiplicazione di competenze. Una presenza diffusa che raggiunge donne, bambini e famiglie ben prima che la crisi diventi emergenza.
Un argomento spesso usato a sostegno del requisito di esclusività statutaria è la necessità di garantire che i fondi pubblici siano usati in modo appropriato e tracciabile.
È un obiettivo condivisibile. Ed è un obiettivo che il Villaggio SOS persegue già.
Periodicamente forniamo alla Regione Veneto una rendicontazione dettagliata — qualitativa e quantitativa — sui percorsi delle donne accolte nei nostri servizi: numeri, tipologie di intervento, durata dei percorsi, risorse impiegate, esiti.
Una reportistica che documenta non solo come vengono spesi i fondi, ma come viene svolto il lavoro a favore delle donne accolte e dei loro figli e figlie, ove presenti.
La trasparenza non è dunque un obiettivo da raggiungere attraverso lo statuto: è una pratica già in atto, verificabile, consolidata nel rapporto con la Regione. Quello che manca non è la rendicontazione — è un sistema nazionale di valutazione qualitativa che la riconosca come standard.
Sin dalla sua nascita il Villaggio SOS di Vicenza ETS fa parte del direttivo di Co.R.A. — Costruire Reti Antiviolenza, associazione nazionale che riunisce organizzazioni impegnate nel contrasto alla violenza di genere che, come noi, coniugano questo impegno con altri servizi di welfare.
Co.R.A. sostiene che la qualità di un servizio antiviolenza non si garantisce attraverso l’esclusività tematica nello statuto, ma attraverso pratiche concrete e verificabili: equipe femminili dedicate, approccio di genere, metodologia fondata sull’autodeterminazione della donna, supervisione strutturata, lavoro di rete. È il modello con cui il Villaggio SOS ha costruito i propri servizi. È per questo che ci riconosciamo in quella rete.
L’Intesa Stato-Regioni sui requisiti minimi dei Centri Antiviolenza e delle Case Rifugio stabilisce chi può gestire questi servizi e a quali condizioni accedere ai fondi pubblici nazionali previsti dalla legge n. 119 del 2013. L’Intesa vigente risale al 14 settembre 2022 ed è attualmente in fase di revisione.
L’ipotesi di nuova Intesa, elaborata nell’estate 2025 dal Tavolo tecnico con Regioni, Province autonome e ANCI, prevede che le organizzazioni gestori di Centri Antiviolenza e Case Rifugio perseguano “in modo esclusivo o prevalente” — nello statuto e nel bilancio — attività di contrasto alla violenza maschile (art. 1 co. 7 lett. c e art. 8 co. 6 lett. c).
Per chi non soddisfa questo requisito, il testo proposto prevede una clausola di deroga: un canale di accesso ai fondi separato, temporaneo, soggetto a revisione dopo 18 mesi.
Il Villaggio SOS, come molte altre organizzazioni che gestiscono case rifugio e servizi antiviolenza in Italia pur avendo una missione più ampia, si troverebbe in questa seconda categoria.
Se la nuova Intesa fosse adottata senza modifiche, le conseguenze sarebbero significative — non solo per noi, ma per l’intero sistema di accoglienza e di presa in carico delle donne vittime di violenza e dei loro figli e figlie.
Dalla mappatura inviata dalle Regioni al Dipartimento per le Pari Opportunità nel 2025 (dati riferiti al 2024) emerge un quadro preoccupante – con la precisazione che i dati di alcune Regioni risultano ancora mancanti.
Il totale delle donne prese in carico da Centri Anti Violenza privi dei requisiti previsti è di 5.539 pari al 14,87% del totale comunicato dalle Regioni. La maggiore incoerenza si concentra sul criterio della “prevalenza” e riguarda principalmente Calabria, Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana e Veneto, con Lombardia e Puglia ai valori più alti.
Il totale dei posti letto autorizzati delle Case Rifugio prive dei requisiti è di 1.212, pari al 39,89% del totale comunicato dalle Regioni. Anche in questo caso la criticità si concentra sul criterio della “prevalenza” e interessa principalmente Calabria, Campania, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Veneto con Lombardia, Sicilia e Veneto ai valori più elevati.
È ragionevole ritenere che questi dati siano ulteriormente aumentati nelle mappature più aggiornate. In particolare, secondo l’aggiornamento del 2025, la rete veneta conta 25 Centri Antiviolenza con 37 sportelli e 42 Case Rifugio, strutture promosse da 33 enti diversi. In caso di applicazione dell’Intesa senza modifiche, si rischierebbe la perdita di circa il 30% dei Centri Antiviolenza e di oltre il 50% delle Case Rifugio attualmente riconosciute e finanziate.
A livello nazionale, un numero rilevante e allarmante di strutture oggi operative — gestite da organizzazioni che non operano in via esclusiva o prevalente sull’antiviolenza — rischierebbe di essere escluso dall’accesso ordinario ai fondi pubblici, con effetti immediati sulla disponibilità di posti e percorsi per le donne che cercano protezione.
Per il Villaggio SOS, significherebbe operare in una condizione di incertezza strutturale: accesso ai fondi dipendente da una deroga temporanea, difficoltà nell’accreditamento regionale, rischio concreto che oltre quindici anni di lavoro specializzato — équipe formate, metodologie consolidate, reti costruite — vengano dispersi o ridimensionati per ragioni formali che nulla dicono della qualità dell’intervento. Senza dimenticare le donne e i loro figli e figlie attualmente accolti nelle nostre quattro Case Rifugio, per i quali sarebbe necessario ridefinire i percorsi di accoglienza.
La proposta di Co.R.A. sposta il terreno dal requisito formale alla qualità misurabile. In concreto: